BLADE Runner di Eleonora Mazzone

Con il secondo anno si guardano film di fantascienza, ma il modo di raccontarli lo facciamo scoprire al lettore.
Su indicazione di Simona, Eleonora ci propone un cult movie in una versione inedita.

"In un mondo fatiscente e brulicante,
cupo e desolante
l’umanità ha perso la fantasia
si è dedicata alla tecnologia.

L’uomo moderno ha esaurito ogni risorsa.
Dove brillavano le stelle dell’Orsa,
poiché non ha più spazio sulla Terra,
con superbia ha portato la guerra.

Come un Dio, lo scienziato gli androidi ha creato,
un’impresa titanica ha tentato,
ha colonizzato l’universo con gigantesche navi,
incatenandoli come gli antichi schiavi.

I replicanti all’ingiustizia si sono ribellati
per una risposta sull’esistenza son ritornati
lì, dove tutto è iniziato, sul pianeta materno
e hanno osato sfidare il limite paterno.

La polizia si è attivata:
ha richiamato Deckard, ritirato a vita privata,
un detective che vale,
è un Blade Runner, un poliziotto di una sezione speciale.

Tra un indizio e l’altro, il primo, e poi il secondo replicante
sono stati eliminati all’istante.
Si può intravedere rimorso?
Chi ha un cuore a cui fare ricorso?

Nel labile confine Deckard vacilla,
tra due anime sole scocca la scintilla,
Rachel lo ammalia, occhi dolenti
che cercano in tutti i modi di ricordare i parenti.
In dubbio è la nascita da donna, si tormenta,
poi fugge sgomenta.

Il bene e il male si confondono
gli amanti si nascondono
nei ricordi artificiali
mentre entrano nel sogno soavi note musicali.

Lancinante è il dolore
se i ricordi perdono colore.
Seduti ad un vecchio pianoforte suonando uno spartito,
il cuore è stordito,
la musica lenisce la sofferenza
e una fotografia disegna l’esistenza.

I replicanti vogliono solo capire
cercano un modo per non scomparire.
Sono macchine perfette ma la loro vita ha tempi limitati,
sembra siano più umani di chi li ha creati.

La scena finale racchiude il senso della vita,
muore e si riscatta con sofferenza inaudita
l’androide troppo umano,
con un chiodo conficcato nella mano,
no, non è eresia,
ma pura elegia.

L’eroe tragico salva il poliziotto,
la morte lo coglie e viene interrotto
la pietà ha vinto sull’umiliante prigionia,
potente immagine e straziante malinconia.

Nell’ultimo istante si appoggia
e come lacrime nella pioggia
si dissolvono le sue memorie,
e la morte cancella tutte le storie.
Vola una simbolica colomba,
un’anima persa si allontana mentre diventano tomba
le macerie di un tetto,
in fondo chiedeva solo rispetto.

In questa sinfonia lenta,
con velata ironia l’arcano si presenta:
è più umano del padrone il cuore
o dello schiavo che perdona la sofferenza peggiore?

Deckard protegge Rachel perché gli è cara,
la loro storia è veramente rara
come un unicorno.
Segna l’inizio di un nuovo giorno.

Infine si insinua il sospetto
che anche del poliziotto non sia certo l’aspetto.
Se fosse un replicante
tutto potrebbe essere ancora più terrificante.
Inizia la fuga in questo ipotetico finale
in cui lui stesso è considerato un criminale.

Questo non è importante,
anzi, nel deserto dei sentimenti, è confortante
nel loro futuro vincono i legami
perché l’amore è leggero e perfetto, come un origami."

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