"L'IMPERO DELLE LUCI - Renè Magritte" di ELEONORA MAZZONE

Daniela consiglia ad Eleonora di immedesimarsi in un pittore e di raccontare il motivo dell'amore o dell'odio per una sua opera ...
Caro diario,
oggi è un giorno importante: sono passati trent’anni anni dalla prima volta che ho scoperto che cosa sia la felicità dell’intuizione artistica.
Mi ero svegliato che era ancora notte e non riuscendo più a prendere sonno avevo deciso di aspettare l'alba, passeggiando per la strada deserta. Per caso, guardai in direzione di una casa che conoscevo a memoria, ma che in quel momento mi sembrò di vedere per la prima volta. Mi fermai, sentivo il vento leggero che mi scompigliava i capelli, l’aria era ancora umida a causa di una pioggia scrosciante di qualche ora prima. Rimasi affascinato da una luce particolare, noi pittori siamo sempre molto attenti alla luce, ma quella visione era di un’altra dimensione.
Erano ancora accesi i lampioni ma si stava già schiarendo il cielo, le ultime stelle venivano inghiottite dalla luce, le nuvole si rincorrevano bianche nel cielo.
La casa si stagliava imponente in quell’ora incerta, la luce del lampione ne illuminava la facciata e ballava stancamente su una pozzanghera. L’albero che sovrastava l’edificio favoriva quel contrasto con la sua ombra scura. Il cielo sopra il tetto si faceva sempre più chiaro e sempre più luminoso, solo l'albero compenetrava la notte e il giorno, c’erano più luoghi e più tempi.
Sembrava che il tempo si fosse cristallizzato, era notte ma allo stesso tempo era giorno, il mio animo si nutriva sempre di questi contrasti. Frequentavo in quel periodo un gruppo di amici pittori, stavamo scrivendo un manifesto, volevamo uscire dagli schemi, attraversare l'arte e con creatività e pazzia affrontare la realtà di tutti i giorni, che era invece una crescente insoddisfazione.
Ma ecco lì quell'immagine così potente mi si impresse negli occhi, mi commosse. La luce era tutto, avrei dovuto seguire quell'intuizione e andare oltre, sì, oltre la realtà.
Tornai a casa trafelato, presi innanzi tutto qualche appunto sul mio taccuino, all'epoca ancora non tenevo diligentemente un diario, ma mi annotai la data, era il 24 maggio del 1938.
E poi giù schizzi, prove... Quella mattina volò. Quanta ebbrezza, ricordo ancora l'estasi, il trasporto di quando scelsi la tela giusta, lavai i pennelli, presi l'olio di lino e iniziai a preparare la base, e poi a fare e a disfare come solo questa tecnica così sopraffina permette.
Nel pomeriggio già si intravide quello che poi doveva essere il risultato finale.
Mi concessi una pausa, ero stravolto, ma non era propriamente stanchezza quello che sentivo, era solo il bisogno di prendere fiato. Mi sedetti sulla sedia sul portico, mi accesi la pipa, tirai qualche boccata profonda. L'aria profumava dei fiori del limone che la mia vicina accudiva con grande impegno.
Chiusi gli occhi, rividi la scena che mi si era presentata quella mattina, mi scese una lacrima, avevo avuto la fortuna di provare quello che molti amici avevano tentato di spiegarmi e raccontare con grandi giri di parole e che io ascoltavo con interesse ma senza capire nel profondo: la gioia della creazione.
Erano stati anni bui, avevo dipinto tanti quadri da quando avevo abbandonato l'università e mi ero dedicato alla pittura come unico lavoro, avevo la passione ma non eccellevo, non sentivo veramente di essermi espresso al meglio, non ancora.
Quel giorno fu per me l’inizio di un’avventura, in cui io e i mie compagni iniziammo a stravolgere le regole comuni per sovvertire il mondo, per smontarlo e per smascherare ciò che era nascosto da sempre.
Alla sera il quadro fu finito, dovetti lasciarlo asciugare all'aria, si sarà impregnato anche del profumo dei fiori del limone, ne sono certo, ma era lì così reale e così astratto, filosofico.
Era nato il quadro che ha avuto più successo nella mia lunga storia artistica, l'ho amato e tutt'ora ci penso con affetto quando rilascio un'intervista o ne leggo sulle riviste. Ma nessuno, nessuno sa veramente l'estasi che ho provato nel dipingerlo e nell’immaginarlo, è stata l’opera che ha liberato poesia e sogni, desideri e contraddizioni, luce e ombra, la mia arte, al di là del tempo e dello e spazio.
Sarò sempre grato ai pensieri di quella notte, e alla luce di quel momento tra la notte e il giorno che ha fatto nascere “L'impero delle luci”.
Ora ti lascio, amico mio, l’aria profumata della notte entra dalla finestra, è ora di prendere un po’ di fresco sulla veranda con la mia fedele pipa.

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